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FAQ

Ma cosa significa…? Capita spesso di chiederselo di fronte a termini o concetti poco conosciuti a un pubblico non specialistico, come PAF, IAS, Natura 2000 o altri. Con queste FAQ cerchiamo di rispondere almeno alle principali domande.

La Convention on Biological Diversity (CBD), adottata nel 1992 e ad oggi ratificata da 196 paesi, definisce la biodiversità come “la variabilità tra gli organismi viventi provenienti da tutte le fonti, inclusi, tra l’altro, gli ecosistemi terrestri, marini e acquatici in generale, nonché i complessi ecologici di cui fanno parte; ciò include la diversità all’interno delle specie, tra le specie e tra gli ecosistemi”.

I Custodi della biodiversità sono un’attività del progetto LIFE NatConnect2030, seguita operativamente da Legambiente Lombardia, di tutela e cura del territorio con un focus particolare sulla natura e sulla biodiversità. L’attività è rivolta a scuole, privati, associazioni e comuni. Per diventare un Custode occorre aderire sul sito Custodi della Biodiversità, dove sono disponibili tutte le informazioni utili per stipulare un accordo o un patto di custodia del territorio. Una volta aderito, è possibile entrare a far parte della rete di custodi nelle diverse aree di progetto, ricevere supporto per le attività di tutela e conservazione, e partecipare a iniziative educative e di sensibilizzazione.

La Direttiva 92/43/CEE del Consiglio del 21 maggio 1992 relativa alla conservazione degli habitat naturali e seminaturali e della flora e della fauna selvatiche, comunemente conosciuta come Direttiva Habitat, e la Direttiva 2009/147/CE del Parlamento europeo e del Consiglio del 30 novembre 2009 concernente la conservazione degli uccelli selvatici, in breve Direttiva Uccelli, costituiscono il cuore della politica comunitaria in materia di conservazione della biodiversità e sono la base legale su cui si fonda Natura 2000.

L’art. 2 della Direttiva Habitat afferma che “Scopo della presente direttiva è contribuire a salvaguardare la biodiversità mediante la conservazione degli habitat naturali, nonché della flora e della fauna selvatiche nel territorio europeo degli Stati membri al quale si applica il trattato”.

L’art. 1 della Direttiva Uccelli afferma: “La presente direttiva concerne la conservazione di tutte le specie di uccelli viventi naturalmente allo stato selvatico nel territorio europeo degli Stati membri al quale si applica il trattato. Essa si prefigge la protezione, la gestione e la regolazione di tali specie e ne disciplina lo sfruttamento”.

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Le misure di conservazione sono gli interventi e i meccanismi effettivi da predisporre per un sito Natura 2000 al fine di conseguire gli obiettivi di conservazione individuati e affrontare le pressioni e le minacce subite dalle specie e dagli habitat che vi sono presenti.

Le fonti normative delle misure di conservazione sono l’art. 6 della Direttiva 92/43/CEE (Direttiva Habitat) e l’art. 4 della Direttiva 2009/147/CE (Direttiva Uccelli).

Il DPR 357/1997 (“Regolamento recante attuazione della direttiva 92/43/CEE relativa alla conservazione degli habitat naturali e seminaturali, nonché della flora e della fauna selvatiche”) all’articolo 4 stabilisce che siano le regioni e le province autonome ad adottare le misure di conservazione necessarie, che implicano all’occorrenza appropriati piani di gestione specifici od integrati ad altri piani di sviluppo e le opportune misure regolamentari, amministrative o contrattuali.

Con il Decreto Ministeriale 17 ottobre 2007 sono stati poi definiti i criteri minimi uniformi per la definizione di misure di conservazione relative alle Zone Speciali di Conservazione (ZSC) e alle Zone di Protezione Speciale (ZPS).

I Quadri di Azioni Prioritarie (Prioritised Action Frameworks, PAF) sono documenti strategici per la pianificazione pluriennale dell’attuazione delle Direttive Habitat e Uccelli e della gestione della rete Natura 2000, in cui vengono individuate le misure prioritarie necessarie per il mantenimento o ripristino dello stato di conservazione favorevole di habitat e specie di interesse comunitario, fornendo una stima del relativo fabbisogno finanziario collegata ai programmi di finanziamento comunitari più adeguati.

I PAF trovano la loro base giuridica nell’art. 8, p. 1, della Direttiva Habitat che recita “Gli Stati membri […] trasmettono alla Commissione le stime del cofinanziamento comunitario che essi ritengono necessario al fine di adempiere gli obblighi di cui all’articolo 6, paragrafo 1”.

In Italia i PAF vengono predisposti dalle Regioni e Province Autonome e approvate dopo il recepimento delle osservazioni formulate dalla Commissione europea.

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LIFE è un programma della Commissione Europea operativo sin dal 1992 e rappresenta il principale strumento finanziario dell’Unione europea dedicato all’ambiente e all’azione per il clima.

Il programma ha finora cofinanziato più di 5.500 progetti in tutta Europa, mobilitando oltre 12 miliardi di euro di investimenti e contribuendo con oltre 5 miliardi di euro stanziati dalla Commissione Europea a titolo di cofinanziamento. La dotazione finanziaria del programma LIFE per il periodo 2021–2027 è pari a 5.432 milioni di euro ripartita tra i quattro Sottoprogrammi in cui si articola: “Natura e biodiversità”, “Economia circolare e qualità della vita”, “Mitigazione e adattamento ai cambiamenti climatici” e “Transizione all’energia pulita”.

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Per rete ecologica si intende un sistema interconnesso di habitat, di cui salvaguardare la biodiversità, ponendo quindi attenzione alle specie animali e vegetali potenzialmente minacciate. Lavorare sulla rete ecologica significa creare e/o rafforzare un sistema di collegamento e di interscambio tra aree ed elementi naturali isolati, andando così a contrastare la frammentazione e i suoi effetti negativi sulla biodiversità.

La perdita e la frammentazione degli habitat, causate dalle attività antropiche, sono infatti oggi tra le principali minacce alla biodiversità.

Una rete ecologica è costituta da quattro elementi interconnessi tra di loro:

  • aree centrali (core areas): aree ad alta naturalità che sono già, o possono essere, aree protette;
  • fasce di protezione (buffer zones): zone cuscinetto o zone di transizione, collocate attorno alle aree ad alta naturalità al fine di garantire l’indispensabile gradualità degli habitat;
  • fasce di connessione (corridoi ecologici): strutture lineari e continue del paesaggio, di varie forme e dimensioni, che connettono tra di loro le aree ad alta naturalità e rappresentano l’elemento chiave delle reti ecologiche poiché consentono la mobilità delle specie e l’interscambio genetico, fenomeno indispensabile al mantenimento della biodiversità;
  • aree puntiformi o “sparse” (stepping zones): aree di piccola superficie che, per la loro posizione strategica o per la loro composizione, rappresentano elementi importanti del paesaggio per sostenere specie in transito su un territorio oppure ospitare particolari microambienti in situazioni di habitat critici.

fonte: ISPRA

Natura 2000 è il principale strumento della politica dell’Unione europea per la conservazione della biodiversità. Si tratta di una rete ecologica diffusa su tutto il territorio dell’UE, istituita ai sensi della Direttiva 92/43/CEE “Habitat” per garantire il mantenimento a lungo termine degli habitat naturali e delle specie di flora e fauna minacciati o rari a livello comunitario.

La rete Natura 2000 è costituita dai Siti di Interesse Comunitario (SIC), identificati dagli Stati membri secondo quanto stabilito dalla Direttiva Habitat, che vengono successivamente designati quali Zone Speciali di Conservazione (ZSC), e comprende anche le Zone di Protezione Speciale (ZPS) istituite ai sensi della Direttiva 2009/147/CE “Uccelli” riguardante la conservazione degli uccelli selvatici. La rete comprende complessivamente circa 27.000 siti sul territorio comunitario.

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Una specie aliena (sinonimi: alloctona, esotica, non-indigena, non-nativa, introdotta) è una qualsiasi specie vivente che si trova al di fuori della propria area di origine in conseguenza di un’azione diretta volontaria o accidentale da parte dell’uomo. Tale concetto non si applica alle specie insediate al di fuori della loro area di origine a causa di un’azione indiretta dell’uomo (come nel caso delle specie che espandono il loro areale a causa dei cambiamenti climatici).

Una specie aliena invasiva o IAS (acronimo dell’inglese Invasive Alien Species) è una specie aliena che causa impatti negativi nei confronti della biodiversità e dei servizi ecosistemici, delle attività economiche e della salute dell’uomo.

Il problema non sono dunque le specie aliene, ma le specie aliene invasive, che oggi costituiscono una delle principali minacce alla biodiversità a livello globale.

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